Del rapporto Draghi e delle sue conseguenze
Qui il rapporto Draghi in italiano: https://www.eunews.it/2024/09/09/il-rapporto-draghi-in-italiano/
Qui invece il documento originale:
Dal Mattinale Europeo di David Carretta:
Per gli standard tradizionali dell’Ue, il rapporto Draghi è dirompente: un’analisi approfondita dei mali che affliggono l’Europa (non va tutto bene, come dicono spesso compiaciuti i suoi leader) e una serie dettagliata di proposte per curarli (le vecchie cure non funzionano più, servono “cambiamenti radicali” per usare l’espressione dell’ex presidente della Bce). Draghi e la sua squadra non hanno avuto tabù, né rispettato le linee rosse degli Stati membri. La sua principale raccomandazione è un piano da 800 miliardi di euro di investimenti per garantire che, nel pieno della doppia transizione climatica e digitale e di fronte all’esigenza di riarmarsi per garantire la sua difesa, l’Ue rimanga competitiva di fronte agli altri due giganti Stati Uniti e Cina.Gli investimenti privati da soli non basteranno, nemmeno quando il mercato dei capitali sarà completato. “Per digitalizzare e decarbonizzare l’economia e aumentare la nostra capacità di difesa, la quota di investimenti in Europa dovrà aumentare di circa 5 punti percentuali sul Pil, raggiungendo livelli osservati l’ultima volta negli anni ’60 e ’70”, spiega Draghi nella prefazione del suo rapporto. “Si tratta di una situazione senza precedenti: per fare un confronto, gli investimenti aggiuntivi forniti dal Piano Marshall tra il 1948 e il 1951 ammontavano annualmente a circa l’1-2 per cento del Pil”.Di qui la raccomandazione di un “titolo sicuro comune” (cioè debito comune) che potrebbe ispirarsi al modello di NextGenerationEu. Con le cautele del caso, quando c’è il sospetto che i paesi indebitati ne vogliano approfittare sulle spalle dei frugali. “L’emissione di questi titoli su base più sistematica richiederebbe una serie di regole fiscali più forti che assicurino che un aumento nel debito comune sia accompagnato da un percorso più sostenibile del debito nazionale”, dice il rapporto. Incentivo aggiuntivo per la Germania: il “common safe asset” faciliterebbe il completamento dell’unione dei mercati dei capitali e rafforzerebbe il ruolo dell’euro come moneta globale.
Nel suo rapporto Draghi suggerisce tre ambiti di azione su cui l’Ue dovrebbe concentrarsi:
“sforzi collettivi per colmare il divario in materia di innovazione con gli Stati Uniti e la Cina” (in particolare le tecnologie avanzate);
“un piano congiunto per la decarbonizzazione e la competitività”;
una strategia per “aumentare la sicurezza e ridurre le dipendenze”.
La lista delle raccomandazioni dirompenti e controverse è lunga:
- riformare il mercato dell’energia per disaccoppiare i prezzi delle rinnovabili da quelli degli idrocarburi e permettere ai consumatori di sentire i benefici della transizione climatica;
- allentare le regole sulla concorrenza per consentire il consolidamento del mercato in settori chiave;
- integrare i mercati dei capitali centralizzando la supervisione;
- utilizzare gli acquisti congiunti nel settore del gas e degli armamenti;
- adottare una nuova agenda commerciale per garantire l’indipendenza economica;
- procedere a una vasta opera di sburocratizzazione e deregolamentazione.
Draghi ha presentato il suo rapporto con toni drammatici. “Siamo arrivati al punto in cui, se non agiamo, saremo costretti a compromettere il nostro benessere, il nostro ambiente o la nostra libertà”, ha avvertito l’ex presidente della Bce. La “sfida è esistenziale”, ha aggiunto. Se non si farà nulla, “diventeremo più poveri”, ha insistito.
Draghi ha chiesto rapidità e concretezza (compresa la possibilità di usare cooperazioni rafforzate e trattati intergovernativi per uscire dallo stallo delle procedure decisionali comunitarie). Il contenuto del rapporto “non è fallo o muori. E’ fallo, o una lenta agonia”.
A Ursula von der Leyen sono bastati pochi minuti per dire il suo primo “no” a Mario Draghi. “Saranno necessari finanziamenti comuni per alcuni progetti comuni europei”, ha detto la presidente della Commissione in conferenza stampa. Ma “voglio essere chiara”, ha aggiunto von der Leyen rispondendo alle domande dei giornalisti sulla proposta di nuovo debito comune: “contributi nazionali e risorse proprie”. Tradotto per chi non ha pratica con il giargone dell’Ue: i due soli strumenti che la presidente della Commissione intende prendere in considerazione per finanziare progetti comuni sono quelli tradizionali del bilancio dell’Ue. I soldi che annualmente versano gli stati membri e quelli che entrano attraverso una serie di tasse europee. Niente debito comune, niente Eurobond e niente “common safe asset”, come viene chiamato ora a Bruxelles. Eppure è una delle raccomandazioni contenute nel rapporto Draghi per finanziare, in parte con denaro pubblico, un piano di investimenti da 800 miliardi di euro l’anno, necessario per rilanciare la competitività. L’alternativa è “una lenta agonia”, ha avvertito lo stesso Draghi.
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