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GUERRA IN UCRAINA E RUSSIA: L’ANALISI DI ORIO GIORGIO STIRPE

Analisi della situazione dei territori russi occupati dalle truppe ucraine nella solita coinvolgente ed efficace analisi di Orio Giorgio Stirpe, tra i migliori analisti presenti nel panorama italiano:


“Ora che le cose sul terreno cominciano ad essere più chiare, proviamo a fare il punto sugli obiettivi che probabilmente gli ucraini si pongono con questa complessa operazione.
Come già detto in passato, gli obiettivi di un’operazione militare vanno individuati a diversi livelli, a seconda di quanto ci “avviciniamo” o meno dal campo di battaglia: un po’ come se osservassimo delle mappe di scala diversa della stessa zona.

Cominciamo dal livello più “distante”, che corrisponde a quello della pianificazione politico-militare. Per intenderci, è quello che compete a Zelensky e ai suoi alleati e colleghi occidentali.
Qui il punto è abbastanza sfumato, come sempre ad un livello che non pertiene strettamente ai militari ma appunto ai politici. Si tratta evidentemente di neutralizzare il vantaggio diplomatico (e mediatico) di Putin quando lascia intendere di essere disposto a “congelare” il conflitto – attraverso un armistizio formale o meno – sulla base dello status quo; o come dice lui, “tenendo presente la situazione sul terreno”. Qui infatti Putin ha la possibilità di fare leva sui pacifisti occidentali oltre che sull’opinione pubblica del “sud globale” e sugli ucraini più scoraggiati, perché si tratterebbe di porre fine ai combattimenti anche se non al conflitto, in una situazione che fino a due settimane fa, pur non offrendo alla Russia che un’inezia rispetto alle sue rivendicazioni iniziali, lasciava comunque in mano all’aggressore un risultato territoriale tangibile da offrire attraverso la propaganda come una “vittoria” sull’intero Occidente.
Con l’Operazione in atto, che ha portato all’occupazione di una porzione non insignificante di territorio sovrano russo, la situazione sul terreno non è più tale da consentire a Putin questa posizione negoziale, che invece per assurdo diventa almeno in teoria politicamente tollerabile (sebbene a stento) proprio all’Ucraina: ora si tratta infatti di una situazione simmetrica, dove entrambi i contendenti controllano una fetta di territorio avversario. Il quantitativo di territorio non è paragonabile, ma non lo è neppure la statura internazionale dei contendenti: la Russia è una “superpotenza” (o almeno come tale cerca di porsi) che ha aggredito una media potenza (che cerca di presentare come una non-Nazione), ma che in seguito all’aggressione non solo ha resistito ma ha occupato a sua volta parte del territorio avversario. In questo modo il conflitto assume una fisionomia assolutamente simmetrica, e questo per Putin è politicamente intollerabile, sia a livello di politica estera (prestigio, in particolare di fronte alla Cina ma anche ai dittatori minori in Asia, Africa e Sudamerica) che di politica interna (la popolazione a cui ha venduto l’immagine di una “Russia imperiale”).
A questo punto non è più solo Zelensky nella posizione di dover assolutamente recuperare territori perduti, ma anche lo stesso Putin… Però con un’urgenza maggiore se non vuole vedersi declassato alla stessa medesima posizione del suo nemico agli occhi dei suoi interlocutori.
Questo obiettivo al momento è conseguito e va semplicemente mantenuto. Non a caso tanto i diplomatici russi quanto i loro megafoni in Occidente (e in Italia) hanno magicamente smesso di reclamare un cessate il fuoco (proprio quando dal punto di vista di un pacifista onesto sarebbe il momento giusto per farlo).

Scendiamo al livellostrategico”, che è quello che compete ai responsabili nazionali della Difesa; è il livello più elevato della dimensione strettamente militare del conflitto: qui dobbiamo chiederci cosa si ripropone nel complesso Sirsky.
Qui direi che intuitivamente la risposta sia abbastanza logica: si tratta di sottrarre l’iniziativa ai russi, obbligandoli a sottrarre parte del loro potenziale da quello che per loro è il settore più importante (in particolare artiglieria) per ridistribuirlo più a nord. In questo modo si nega al nemico la possibilità di perseguire il principio fondamentale di concentrazione delle forze (indispensabile in attacco) e si salvaguardano i territori più minacciati senza dover sacrificare forze aggiuntive in quello che è un autentico tritacarne.
In sostanza è un impiego più economico e redditizio delle forze di élite ucraine.
Questo obiettivo per ora è stato raggiunto solo parzialmente: Putin ha dato ordini perentori che pur inviando quante più forze possibili nel Kursk non bisogna ridurre la pressione nel Donbas, forzando i suoi generali a commettere per ragioni politiche una grave violazione dello stesso principio di concentrazione delle forze. Così le truppe russe per reagire all’invasione dell’Oblast di Kursk vengono prese ovunque altro possibile, e cioè dal settore di Kharkiv (dove ce ne sono comunque relativamente poche) e soprattutto dal “corridoio sud” dove era stata arrestata la controffensiva ucraina dell’estate scorsa.
Questa decisione russa probabilmente era prevista dagli ucraini, che conoscono bene il profilo psicologico di Putin, ma siamo solo all’inizio della risposta russa. Il fatto è che le forze prelevate dagli altri fronti fino ad ora sono quasi esclusivamente fanteria (meno difficile da spostare per le centinaia – dal sud oltre mille – di chilometri necessari); ma come abbiamo visto i russi per attaccare hanno bisogno di masse di artiglieria capaci di operare fuoco di distruzione. Questo significa che le forze prescelte dai russi finora per essere inviate a nord potranno contenere gli ucraini, ma non riconquistare il terreno perduto; sarà necessario inviare anche molta artiglieria, che dovrà essere necessariamente presa da dove è attualmente concentrata, cioè dal Donbas. Con l’artiglieria occorrerà inviare anche le munizioni… Una faccenda piuttosto lunga, con le ferrovie russe sempre più disastrate.


Scendendo di livello, passiamo a quello cosiddetto “operativo”. Questo è il dominio del comandante locale: quello che controlla direttamente (appunto) l’Operazione in atto. L’obiettivo operativo materializza il compito che gli è stato assegnato per supportare la strategia di Sirsky.
Qui le cose si fanno meno ovvie ed evidenti, e a meno di un’onesta dichiarazione d’intenti pubblica da parte ucraina (e mi stupirebbe se ci fosse), rientriamo nel campo delle ipotesi, così qui io presento la mia.
Al di là dell’ovvio intento di occupare territori russi che Putin sia poi obbligato a riconquistare ad ogni costo in base alle considerazioni precedenti, le formazioni meccanizzate ucraine non si stanno muovendo a caso, ma secondo un disegno ben preciso che tende ad infliggere il massimo danno locale possibile al nemico.
Come non mi stanco mai di ripetere, gli ucraini orientano le loro operazioni al nemico e non al terreno, quindi non bisogna cercare l’obiettivo operativo in un elemento topografico, bensì in una capacità (o in un’insieme di capacità) avversaria. Per come la vedo io, la sensazione è che gli ucraini stiano mirando al sistema logistico russo, e in particolare alla rete ferroviaria.
Non solo stanno bombardando nodi di rete e stazioni, sovraccaricando l’intero sistema e hakerando il network di gestione: hanno anche occupato il centro ferroviario di Shudza e minacciano quello di Lgov. Soprattutto si stanno portando a tiro di artiglieria della linea fondamentale fra Kursk e Belgorod, che è assolutamente fondamentale per il sostegno logistico di tutto il fronte nord russo. Se tale linea fosse non necessariamente tagliata ma anche solo interdetta, il flusso dei rifornimenti per Belgorod – centro logistico per tutte le operazioni a nord di Luhansk e in particolare contro Kharkiv – dovrebbe essere deviato attraverso Voronez. Ma Voronez è già il centro di smistamento per Rostov, che è il centro logistico per le operazioni nel sud e in particolare nel Donbas: ne risulterebbe sovraccaricato, trasformandosi in un collo di bottiglia, e guarda caso è appena stato bombardato con droni.
Insomma: l’intera logistica operativa russa ne rimarrebbe seriamente compromessa.
Questo obiettivo (se ho ragione) ancora NON è stato pienamente raggiunto: Lgov non è stata raggiunta anche se dista solo pochi chilometri, e anche la linea Kursk-Belgorod per ora è a tiro solo degli HIMARS. Di fatto però l’isolamento crescente di Belgorod – evidenziato dagli ordini di evacuazione russi – è un segnale di come le cose stiano progredendo.


Scendendo al livello più basso, quello tattico, ovviamente gli obiettivi diventano molteplici, perché corrispondono ai compiti delle singole Unità assegnate al comandante locale dell’Operazione. Sicuramente Sudzha era un obiettivo tattico di primo tempo, così come probabilmente Lgov è un obiettivo di secondo tempo a nord del saliente e Belitsa a est dello stesso. Il fatto è che esistono ancora Unità ucraina assegnate all’operazione e non impegnate al momento: unità con un proprio compito che ancora non si è materializzato sul terreno, quindi è ancora presto per individuare tutti i possibili obiettivi tattici.
Restando però nell’ambito dell’orientamento al nemico, immagino che la concentrazione di contraerea assegnata all’operazione indichi l’intenzione di infliggere più danni possibile all’aviazione tattica russa, che infatti è clamorosamente assente.
Ovviamente, essendo l’operazione ancora in pieno svolgimento, non tutti gli obiettivi tattici sono stati ancora conseguiti, e non è detto che lo saranno. Non credo infatti che gli ucraini si spingeranno troppo in profondità, per evitare di incorrere a loro volta in rischi logistici ingiustificati.


Per concludere, mi permetto una nota polemica: volutamente non sto usando un linguaggio professionale, e spesso tendo a spiegarmi in maniera colorita e magari poco precisa, in quanto mi sto rivolgendo a persone prive di studi militari specifici nel tentativo di spiegare come stanno andando le cose. Le discussioni dottrinali con terminologia professionale corretta le riservo ad ambiti diversi rispetto ad un social media…
Infine: la battaglia è in corso; promette bene (lo so, non sono equidistante e ho un linguaggio partigiano: tengo per gli ucraini, per l’Occidente e quindi anche per l’Italia come ritengo sia fra l’altro mio dovere), ma è lungi dall’essere vinta. Anche se lo sarà, non sarà decisiva.
Però potrebbe essere un passo avanti significativo.”


Orio Giorgio Stirpe

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